Daniele Govi è un artista di Livorno, originario di Piombino e molto legato a San Vincenzo, paese in cui ha trascorso l’infanzia.

La sua formazione artistica avviene a Firenze, dove frequenta il Liceo Artistico, l’Accademia di Belle Arti e la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia. Intraprende la carriera nell’istruzione, insegnando Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Pietro Aldi di Grosseto e dal 1989 al 1991 presso il Centro Arti visive di Piombino.

Oltre all’attività pittorica che lo ha impegnato anche ad affrescare e decorare ville storiche, si è occupato di scenografia, lavorando ad allestimenti teatrali e performance multimediali dirette dalla coreografa Giorgia Macchi.

Daniele ama sperimentare nuove tecniche congeniali alla sua produzione, come quelle miste su sabbia e tela.

Ha eseguito un’importantissima commissione per la Battaglia di San Vincenzo concepita come un trittico, nella Sala Consiliare del Palazzo della Cultura di San Vincenzo, inaugurata nel dicembre 1990.

Tra i riconoscimenti si ricordano il Premio Carlo Guarnieri di Campiglia Marittima, vinto nel 1994 e le numerose esposizioni personali tra le quali quella allestita presso Palazzo della Cultura di San Vincenzo, quella al Museo Archeologico d’Arte della Maremma di Grosseto e quella presso Palazzo Borghese di Firenze.

La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo. Il mare e la spiaggia vengono visti come un presente imponente, ingombranti nell’animo, mossi dei caldi colori della terra che si incontrano con gli azzurri decantati e morbidi dell’acqua salata che si increspano sulla superficie.

Un paesaggio, quello rappresentato da Govi, che ricorda l’impressionismo spagnolo del primo Novecento di Joaquin Sorolla y Bastida, in cui la soggettività dell’artista e le sue emozioni non si nascondono più ma prendono forma nei soggetti e nell’ambiente rappresentati.

Figure umane e soprattutto il mondo felino (una sfera, quella dei gatti, caratterizzante per l’artista, tanto da averla fatta sua con il neologismo “Govatti”) si confrontano con il litorale, ognuno restando dentro la propria dimensione dinanzi all’emozione immutevole tramessa dal moto continuo del mare.