L’artista pisana Donatella Nannipieri è laureata in Lettere Moderne con indirizzo storico artistico.

Dalla fine degli anni Settanta ha collaborato nelle vesti di restauratrice con la Soprintendenza di Pisa e, dal 1987, si dedica all’insegnamento di storia dell’arte nella scuola secondaria.

Donatella sviluppa precocemente una predisposizione per la lavorazione dell’argilla e per la sperimentazione di tecniche che prevedono un contatto diretto con la materia scultorea, grazie anche agli insegnamenti appresi presso la bottega dal padre, il noto scultore Dino Nannipieri; dal 1995 plasma le proprie opere autonomamente.

Nel 2010 è vincitrice del primo premio al Concorso “Premio Arte Donna della Provincia di Livorno 2009 / 2010 – Lavoro è donna ” con l’opera “Lavorare con le parole”.

Oltre agli accurati restauri eseguiti, ha partecipato a diverse collettive sul territorio toscano, impegnandosi a rappresentare l’identità femminile in tutte le sue declinazioni; si ricordano tra queste: nel 2013, la collettiva “La città delle donne”, tenutasi presso il Centro Donna Livorno e l’Esposizione di Scultura e Pittura presso la Villa Medicea di Coltano a Pisa.

Un mondo di donne singole e in gruppo, sagomate amorevolmente accarezzando la materia nella sua infinita cedevolezza, risultano essere le sculture che affollano il catalogo della Nannipieri. Figure stanti o sdraiate, semi-rilassate o inglobate in soluzioni che bloccano le forme.

Sono ancelle dai volti intensi, compresse in sagome plastificate, meditative, sorridenti o inquiete, spesso imprigionate in profili geometrici. Muse immobili che contemplano una cultura antica, del passato, che recuperano espressioni di volti noti del Trecento come quelle di Giovanni Pisano o del repertorio rinascimentale ma che non mancano neppure di occhieggiare alla poetica contemporanea di Amalia Ciardi Duprè.

Donatella cavalca il mito della sacralità fecondatrice: le sue eroine sono avvolte in abbracci avviluppanti e circolari, i quali fondono all’unisono più anime fin quasi a raggiungere un grado di astrazione delle masse.

La cromia della terracotta scalda i volti attraverso le sue infinite gradazioni e le muse sembrano danzare, pur non possedendo gli arti inferiori, indossando espressioni ricolme di mistero, schiudendo le labbra in eloquenti dialoghi senza parole.