L’artista pisana Laura Venturi si è formata presso l’istituto “A. Passaglia” di Lucca dove si è perfezionata nella pittura murale, frequentando, in seguito, studi storico-artistici all’Università di Pisa.

Si è dedicata da subito all’insegnamento dell’Educazione Artistica e ha avviato, contemporaneamente, una brillante carriera esponendo i suoi lavori sia in Italia che all’estero, riscuotendo ampi consensi e premi. Le sue opere, infatti, si trovano nelle collezioni di vari musei privati ed enti pubblici, in esposizione  permanente alla Galleria GordioArt e al Palazzo Congressi a Pisa.

Oltre alle molteplici mostre collettive, si ricordano le più importanti personali avvenute a Venezia, Milano, Bassano del Grappa, Sorrento, Ferrara, Modena oltre che in tutta la Toscana. E’ stata invitata a Palermo agli “Incontri d’arte tra Toscana e Sicilia” per i 150 anni dall’Unità d’Italia; ha partecipato, in rappresentanza della pittura toscana contemporanea, alla “Festa dell’Europa” ad Amilly, nei pressi di Parigi e a Villanova del Camì in Spagna.

Ha esposto a Milano, presso Villa Rescalli Villoresi, in un eccezionale evento espositivo tenutosi in occasione dell’Expo 2015 e a Venezia, con una mostra sul Canal Grande avvenuta per le manifestazioni della Biennale 2015; nel 2018 era presente nel “Settore Maestri” al “Sorrento Young Art Festival” ed è stata  tra i 500 artisti che hanno decorato la Iglesia di Los Angeles in Argentina. Fa parte dello storico Gruppo Labronico di Livorno, fondato nel 1920, legato alle esperienze pittoriche toscane e dell’Archivio Storico Documentario di Lodovico Gierut di Pietrasanta; inoltre, è socio fondatore di “Mariparalleli” (www.mariparalleli.it) e svolge il ruolo di coordinatore artistico del Centro per l’Arte Tongiorgi di Pisa.

I capisaldi e i maestri di Laura Venturi sono le avanguardie del Novecento: dal cubismo alla pop, dal futurismo all’arte povera, da Kandinskij al grafitismo, a Basquiat.

Dal 2008 la poetica della pittrice, inizialmente più plastica, si scioglie ed emerge un linguaggio acceso, “tattilmente” cromatico, il quale lascia affiorare una tensione interiore da sempre celata. Il suo linguaggio è esplosivo, tocca toni forti, accesi di lampi e bagliori; le campiture si animano di articolazioni interne, le superfici sono ricche di segni, al limite della gestualità.

In un caos di colori, nel labirinto dell’anima, nella metafora della vita che cerca forma e spazio fatta di sezioni essenziali, compaiono anche lettere dell’alfabeto, simulacri del detto e del non detto.

La comunicazione è fondamentale per Laura e, nello spazio del quadro, appaiono concreti frammenti di oggetti, giochi di energie, movimenti e frastuoni di un mondo senza regole, scomposto, agitato, dove il figurativo scompare evocandone la sua essenza. La realtà dell’introspezione diviene, così, protagonista primaria e accelerata delle sue opere, correndo veloce nei canali dell’inconscio, nell’esistenza instabile di ognuno di noi.