Maria Micozzi, artista marchigiana a tutto campo, pittrice e scenografa.

Segue studi di carattere classico e scientifici con una predilezione per la psicanalisi e la filosofia. Dal 1985 coltiva la sua passione artistica sperimentando inedite soluzioni tecnico-formali che la avvicinano alle avanguardie del concettuale.

Viene notata nel 1986 dal critico Pierre Restany, teorico del movimento artistico ‘Noveau Realisme’, che le inaugura un’importante mostra a Milano.

Dal 1987 l’artista marchigiana inizia un’intensa attività espositiva con mostre a Monaco, Stoccarda, Bayreut in Germania, Rovigo, New York, Ascona, Madrid, Francoforte, Miami. Riconosciuta dal pubblico e da emeriti critici d’arte tra i quali Federico Zeri, Rossana Bossaglia e Floriano De Santi, Maria acquisisce fama internazionale tanto da essere più volte premiata in varie occasioni.

La pittrice è tutt’oggi coinvolta nella lotta al femminicidio e, oltre a denunciarlo nelle proprie espressioni artistiche, ha curato in prima persona varie rassegne di tale genere prendendone parte anche come relatrice.

Addentrarsi nell’opera della Micozzi significa comprendere le connessioni che essa pone con la filosofia, la sociologia e la psicanalisi. Dietro a immagini di anatomie incise in bianco e nero si celano messaggi complessi apparentemente di semplice lettura: corpi femminili, spezzati, singoli o in combinazioni, acefali, senza arti eppur palpitanti di vita. Sono interpreti della forza generatrice, grembi riproduttivi che enfatizzano la propria potenza fisica, la propria la capacità di seduzione; rappresentano apoteosi di energie conchiuse e ammalianti, tralascianti facili edonismi o interpretazioni maliziose.

Sono soprattutto anime tormentate, che denunciano la violazione, la soggiogazione, l’annientamento morale o sociale in linea con la propaganda anti-femminicidio.

Dal canto loro i disegni dialogano graficamente con la grande Maniera italiana del Cinquecento, con i morbidi corpi michelangioleschi e con la scultura classica esemplificata da Nike acefale provviste del solo tronco. L’assenza del capo e la negazione della raffigurazione di esso indica, per la Micozzi, il desiderio di esprimere libertà e indipendenza da ogni tipo di controllo psicologico, soprattutto soppressivo.

L’elemento femminile anche in assenza di testa e di arti è comunque, parte integrante del cosmo, e attraverso lo spirito è in connessione con il tutto e con l’umanità intera.