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488,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figurine bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini, e orpelli ornamentali.

Il pittore lascia evaporare, in modo quasi felliniano, l’inconscio dalla sua mente incontrando la sua dimensione bambina, fanciullesca, che insegue il magico mondo della fiaba, del racconto incantato, dei personaggi virtuosi, rappresentando metaforicamente in modo satirico la commedia umana.

Un mondo di personaggi animati: qui rappresentato un cavaliere in sella al suo fido destriero, che ricorda quasi una pedina degli scacchi, intento a combattere con la lancia in un torneo (giostra medievale) in cui pare già aver trafitto l’emblema dell’amore, un cuore rosso in rilievo.

1.100,00

Roberto Brunetti è un artista di grande talento e sensibilità, che indaga l’animo umano scegliendo la strada di una ricerca materica, spesso extrapittorica, che arriva ad attivare un contrasto fenomenico traducibile in una riflessione.

“Allo specchio 1” è parte di un dittico (entrambe le componenti sono vendute in galleria)  realizzato nel periodo della prima produzione, in cui l’autore si firmava con lo pseudonimo “Robert Brown” e dove viene rappresentata una donna dai lunghi capelli scuri e dai tratti somatici sudafricani, con occhi allungati e labbra carnose (l’etnia viene ulteriormente sottolineata dal motivo tribale in cui  si trasformano i capelli sulla spalla sinistra), la cui immagine pare riflettersi in un ipotetico specchio (l’altra componente del dittico “Allo specchio 2”).

Ciò che colpisce di quest’opera è la tecnica utilizzata da Brunetti: l’intarsio ligneo, lavorazione che si realizza accostando minuti pezzi di legno di colori diversi, già diffusa nel Trecento e che, tra il 1440 e il 1550, raggiunse il massimo della fioritura sviluppando quello che verrà definito da André  Chastel “il cubismo del Rinascimento”.

La scelta di questo modus evidenzia una grande conoscenza da parte dell’artista delle tecniche antiche e della storia dell’arte.

 

1.100,00

Roberto Brunetti è un artista di grande talento e sensibilità, che indaga l’animo umano scegliendo la strada di una ricerca materica, spesso extrapittorica, che arriva ad attivare un contrasto fenomenico traducibile in una riflessione.

“Allo specchio 2” è parte di un dittico (entrambe le componenti sono vendute in galleria)  realizzato nel periodo della prima produzione, in cui l’autore si firmava con lo pseudonimo “Robert Brown” e dove viene rappresentata una donna dai lunghi capelli scuri e dai tratti somatici sudafricani, con occhi allungati e labbra carnose (l’etnia viene ulteriormente sottolineata dal motivo tribale in cui  si trasformano i capelli sulla spalla destra), la cui immagine pare riflettersi in un ipotetico specchio (l’altra componente del dittico “Allo specchio 1”).

Ciò che colpisce di quest’opera è la tecnica utilizzata da Brunetti: l’intarsio ligneo, lavorazione che si realizza accostando minuti pezzi di legno di colori diversi, già diffusa nel Trecento e che, tra il 1440 e il 1550, raggiunse il massimo della fioritura sviluppando quello che verrà definito da André  Chastel “il cubismo del Rinascimento”.

La scelta di questo modus evidenzia una grande conoscenza da parte dell’artista delle tecniche antiche e della storia dell’arte.

 

380,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità.

500,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Old Song”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito d’epoca a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.

222,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Old Song”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito d’epoca a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.

1.400,00

In quest’opera Daniele Govi ritrae una bagnante sulla sdraio, nuda, seduta di spalle che osserva il mare.

Un momento intimo, introspettivo.

Una scena questa dagli echi degassiani: Edgar Degas, infatti, amava rappresentare donne come se le spiasse “dal buco della serratura”.  I suoi nudi sono stati colti con tagli del tutto particolari mentre si spazzolano i capelli, si distendono in un bacile colmo d’acqua, o si chinano sensualmente per asciugare le estremità del corpo. Come tutti i giovani della sua generazione, desiderosi di intraprendere una carriera artistica, Degas riceve una formazione imperniata sulla rappresentazione di figure nude.

L’”académie”, ovvero lo studio del corpo nudo, considerato come l’esercizio più difficile e al tempo stesso più istruttivo, e a cui si riferiscono gran parte dei disegni, viene impartito nella bottega di Barrias (1822-1907) e in quella di Lamothe (1822-1869), eredi di Ingres, dove Degas muove i suoi primi passi.

Gli artisti dell’epoca, difatti, apprendono l’arte del nudo copiando la scultura antica e i vecchi maestri oppure cimentandosi nella raffigurazione di un modello in posa.

E come il suo illustre predecessore, anche Daniele Govi frequenta l’Accademia di Belle Arti e la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia, avvicinandosi nei medesimi termini a tale rappresentazione e, nel caso del nostro autore, rendendola parte integrante della sua produzione.

1.400,00

La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

Il mare e la spiaggia vengono visti come un presente imponente, ingombranti nell’animo, mossi dai caldi colori della terra che si incontrano con gli azzurri decantati e morbidi dell’acqua salata che si increspano sulla superficie.

“Bagnanti 2004” nasce come bozzetto dell’opera “La spiaggia della memoria” del 2005, realizzata in occasione del cinquecentenario della Battaglia di San Vincenzo e del conseguente riallestimento dell’omonimo trittico nella nuova Sala Consiliare ricavata nell’antica torre di San Vincenzo

1.400,00

Nelle sue opere, l’artista fa muovere, nella quotidianità e nella città di Torino, gli stessi personaggi che abitano la metropoli fantastica della DC Comics: Batman, Catwoman, il Joker.

«Trovavo intrigante inserire nella città in cui sono nato gli eroi dei fumetti che leggevo da ragazzino», spiega Moramarco.

In questo caso Batman viene rappresentato come un custode in un museo intento a leggere il giornale, con alle spalle una rappresentazione, in tipico stile pop art, di Wonder Woman.

Il quadro è caratterizzato da un lavoro di grafica e collage che rende il soggetto tridimensionale ed è arricchito da un retouche originale dell’autore, il tutto racchiuso all’interno di una cornice con vetro “invisibile”.

Il vetro “invisibile”, così chiamato perché non si vede, è un vetro che grazie a un trattamento “Magnetronico” su entrambi i lati, elimina i riflessi che passano dal 8% del vetro normale a meno del 0,5%, mantenendo così la nitidezza totale dell’immagine, il perfetto contrasto chiaro scuro e l’ideale risalto dei colori.

550,00

La produzione artistica di Laura Venturi viene caratterizzata da una gamma cromatica che si accende di forti bagliori, campiture che si animano di articolazioni interne, colori che danno luogo a frastagliate mescolanze su superfici animate di segni, al limite della gestualità.

Compaiono, nelle sue opere, stampigliate lettere dell’alfabeto, s’inseriscono nello spazio del quadro concreti frammenti di oggetti e affiora, così, la cultura artistica della pittrice: dal cubismo alla pop, dal futurismo all’arte povera, da Kandinskij al grafitismo, a Basquiat.

“Black map” è frutto di ricerche grafiche tridimensionali dell’artista e fa parte di una serie di “mappe mentali”: infatti, come viene utilizzato Google Earth per visualizzare da satellite le zone sulla Terra che ci interessano, così queste rappresentazioni artistiche mostrano i nostri pensieri, facendoci viaggiare tra le vie e i quartieri della nostra psiche.

Esattamente come riusciamo a distinguere le case, le strade, i ponti delle nostre città grazie al software, in “Black map” visualizziamo le case, le strade e i ponti dei nostri pensieri venendosi a concretizzare, così, una terza dimensione, una mappa virtuale, un cardiogramma a  rilievo, delle intime emozioni.

488,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figurine bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini, e orpelli ornamentali.

Il pittore lascia evaporare, in modo quasi felliniano, l’inconscio dalla sua mente incontrando la sua dimensione bambina, fanciullesca, che insegue il magico mondo della fiaba, del racconto incantato, dei personaggi virtuosi, rappresentando metaforicamente in modo satirico la commedia umana.

Un mondo di personaggi animati: qui rappresentato un cavaliere in groppa al suo fido destriero, la cui morfologia quasi ricorda una pedina del gioco di scacchi, armato di uno scudo dorato e pronto a combattere per la propria dama…

150,00

La bellezza delle cose semplici può dirsi concetto base nelle opere di Valentina Sacchelli, che nella loro sobrietà figurativa ci immergono in un immaginario profondamente interiorizzato dall’artista, cui da libero sfogo nel processo creativo.

Un immaginario che non comprende solo gli stimoli ricevuti in ambiente accademico ma anche le suggestioni dei luoghi d’origine, la Versilia appunto e, in anni più recenti, la campagna lucchese nei dintorni di Pescaglia: piccolo paese nel quale l’artista vive e nelle cui campagne ama passeggiare con un taccuino in tasca per poter fissare ogni spunto utile ad arricchire la propria produzione pittorica.

Il risultato del girovagare e del vivere quotidianamente la natura che circonda il paesino della lucchesia, arricchisce l’arte di Valentina Sacchelli , che si articola anche in un secondo filone oltre a quello che segue le orme di Galileo Chini e si sviluppa con l’elaborazione figurativa della tanto amata campagna di San Martino in Freddana, autentico fortino di pace e tranquillità per l’artista.

I dipinti richiamano uno stile naif, affine all’arte del post-impressionista francese Henri Rousseau; questo per le campiture cromatiche, la resa prospettica ed i soggetti scelti.

Valentina Sacchelli sceglie di dipingere scene di asinelli che si nascondono dietro a ai cipressi, uccellini che fanno capolino in un campo di cipolle e le più caratteristiche architetture del luogo, di nuovo rese con la tecnica ad acrilico e sempre contrassegnate da un’essenzialità necessaria ma non scontata, finalizzata a portare l’attenzione sulla bellezza della semplicità di pomeriggi passati in giro per la campagna.

Tutto ciò trasmette appieno il forte attaccamento dell’artista ai luoghi ritratti, cosa che emerge chiaramente come uno dei messaggi principali delle sue opere.