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770,00

La tradizione toscana della terracotta ha radici lontane e nelle sue opere Donatella Nannipieri risale all’iconografia e alle forme dei manufatti etruschi e anche ellenistici, come le “Tanagrine”, statuette fittili policrome colte in momenti di intima quotidianità.

C’è la cultura classicheggiante, forse mediata attraverso lo studio delle opere di Marino Marini, Arturo Martini, Emilio Greco, Manzù e Amalia Ciardi Duprè.

Alla statuaria lignea medievale e rinascimentale, sono riconducibili una serie di figure stanti, volutamente immobili ma dagli sguardi intensi, come le Madonne intagliate da maestri non sempre noti e che hanno ornato gli altari delle nostre chiese. Il rosso della terracotta, talvolta patinata, dorata, o smaltata, crea il caldo tono che anima l’affollato Parnaso nella bottega che Donatella ha ereditato dal padre: qui le muse vedono la loro nascita e la loro realizzazione dalle sapienti mani fecondatrici della scultrice.

In questo caso ci troviamo davanti alla visione che Donatella Nannipieri vuole trasmetterci della donna, riproposta nella sua eleganza e dolcezza ma, al contempo, portatrice di quella “scintilla di futuro” che fu oggetto di una sua mostra personale al Comune di Livorno proprio nel mese della Festa della Donna del 2011.

480,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figurine bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini, e orpelli ornamentali.

Il pittore lascia evaporare, in modo quasi felliniano, l’inconscio dalla sua mente incontrando la sua dimensione bambina, fanciullesca, che insegue il magico mondo della fiaba, del racconto incantato, dei personaggi virtuosi, rappresentando metaforicamente in modo satirico la commedia umana.

Un mondo di personaggi animati: qui rappresentato un cavaliere in sella al suo fido destriero, che ricorda quasi una pedina degli scacchi, intento a combattere con la lancia in un torneo (giostra medievale) in cui pare già aver trafitto l’emblema dell’amore, un cuore rosso in rilievo.

1.040,00

Nella bottega paterna, il noto scultore Dino Nannipieri, Donatella ha appreso l’arte fin da piccola, vedendo il padre lavorare la creta trasformandola in figure, per lo più femminili e di varie dimensioni.

E’ stato del tutto naturale per lei, perciò, iniziare a giocare con quel materiale morbido per formare strani oggetti che con il tempo si sono trasformati in bambine, ragazze e donne mature, riflessive o intente in una attività, sedute o sdraiate.

La tradizione toscana della terracotta ha radici lontane e, nelle sue opere, Donatella risale all’iconografia e alle forme dei manufatti etruschi e anche ellenistici, come le “Tanagrine”, statuette fittili policrome colte in momenti di intima quotidianità.

Nella sua produzione si riscontra la cultura classicheggiante, forse mediata attraverso lo studio dei lavori di Marino Marini, Arturo Martini, Emilio Greco, Manzù e Amalia Ciardi Duprè.

Nel caso del gruppo scultoreo “Accordi di donne”, la scultrice ha voluto rappresentare un trio di donne musiciste, violoncello, contrabbasso e canto, nate dalla passione dell’artista per la musica, per il canto e per il suono magico degli strumenti ad arco, che ha voluto definire con le parole di M. De Cervantes nel suo “El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha” : “Señora, donde hay musica no puede haber cosa mala“.

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Paolo Fresu, come un attento scenografo, si avvale di una sorta di palcoscenico fantastico, in cui i personaggi, quasi di pirandelliana memoria, “…interagiscono in un clima di complicità e di doppiezza, di intrigo e finzione, che l’autore rende tuttavia più leggero e ludico sulle ali d’una velata ironia e d’una sorridente sceneggiata metaforica”.

In questo caso l’artista si è cimentato nel racconto figurativo dei segni zodiacali, trattati con le stesse caratteristiche ed espedienti della commedia dell’arte.

Per sviluppare il proprio intento, l’artista non adotta un singolo modus: infatti, nella sua produzione, Fresu utilizza i materiali più disparati (legni, metalli, stoffe, inserti di giornali, minuterie) uniti ad una eccellente tecnica pittorica.

All’opera potrai abbinare, nell’ambito della promozione “Boîte en… Calliphora Bags”, una delle due cartelle portadocumenti in pelle artigianale create appositamente nei colori del brand della galleria, giallo e verde.

Le cartelle di Calliphora Bags hanno una particolarità: la pelle con cui sono tagliate e realizzate a mano, è soggetta a una concia di tipo vegetale, ovvero basata su un lento processo che utilizza tannini naturali provenienti dagli alberi. La pelle così trattata assorbe le nostre tracce, invecchia, si colora con il sole e mostra i cambiamenti e le personalizzazioni che avvengono con il tempo e con l’uso, in massima naturalezza.

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330,00

Nella bottega paterna, Donatella, fin da piccola, ha visto il padre lavorare la creta trasformandola in figure per lo più femminili e di varie dimensioni; non è difficile risalire ai percorsi stilistici del padre, da Bonanno a Giovanni Pisano, da Desiderio da Settignano ai Della Robbia a Donatello.

E’ stato del tutto naturale, perciò, per lei iniziare a giocare con quel materiale morbido per formare strani oggetti che con il tempo si sono trasformati in bambine, ragazze e donne mature, riflessive o intente ad una attività, sedute o sdraiate.

E la sua produzione ha subito una svolta ulteriore quando il suo immaginario si è mischiato con la terracotta e si è cominciato a narrare una favola: improvvisamente le sue mani hanno iniziato a manipolare figure che si articolavano su supporti particolari, che ricordavano equilibristi, giocolieri e acrobati:  ha dato così origine al ciclo “I circensi”, di cui “L’acrobata” è, senza alcun dubbio, uno dei “quadri di terra” più famosi.

390,00

Nel tempo Sandro Bracchitta ha saputo mettere a frutto tutte le esperienze vissute acquisendo un’unicità che lo rende riconoscibile ma, al tempo stesso, di volta in volta, riesce nel tentativo di creare stupore rispetto a opere che contengono segni che si ripetono ma che possono assumere significati e interpretazioni diverse: essi, infatti, cambiano come cambia e si evolve la vita e l’artista fa di conseguenza, anche se esistono dei capisaldi su cui si fonda la sua ricerca.

 

598,00

Nel tempo Sandro Bracchitta ha saputo mettere a frutto tutte le esperienze vissute acquisendo un’unicità che lo rende riconoscibile ma, al tempo stesso, di volta in volta, riesce nel tentativo di creare stupore rispetto a opere che contengono segni che si ripetono ma che possono assumere significati e interpretazioni diverse: essi, infatti, cambiano come cambia e si evolve la vita e l’artista fa di conseguenza, anche se esistono dei capisaldi su cui si fonda la sua ricerca.

 

130,00

La grafica è composta da serigrafia polimaterica e fine art giclée con retouche d’autore che impreziosiscono l’opera e conferiscono carattere di unicità.

La serigrafia o stampa serigrafica è una tecnica di stampa di tipo permeografico che utilizza oggi come matrice un tessuto di poliestere teso su un riquadro in legno o metallo definito come quadro serigrafico o telaio serigrafico.

Per stampa Fine Art Giclée, invece, s’intende una stampa a getto d’inchiostro (solvente e a polvere) effettuata con tecniche sofisticate ed è ritenuta la tipologia di multiplo d’autore migliore per rendere le opere d’arte di carattere digitale in quanto riproduce tutta la gamma tonale.

Il soggetto rappresentato è in linea con la produzione di maggior successo di Moramarco, ovvero quella in cui vengono ritratti gli eroi della DC Comics nella vita quotidiana: in questo caso viene rappresentato il Joker interpretato da Heath Ledger nel film “Il Cavaliere Oscuro” apparentemente stanco e disilluso, con alle spalle una ruota panoramica che ricorda quella del film di Fellini “Amarcord”.

Amarcord è un’univerbazione della frase in lingua romagnola “a m’arcord”, cioè “io mi ricordo” ed è entrata nell’immaginario collettivo diventando un neologismo della lingua italiana, con il significato di rievocazione in chiave nostalgica; significato che si sposa bene con lo stato d’animo espresso dal Joker raffigurato.

La grafica riporta sul retro la numerazione dell’esemplare di serie (6/150) e la firma autografa dell’artista che avvalora l’autenticità dell’acquisto.

 

380,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità.

500,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Old Song”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito d’epoca a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.

750,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Very Old Song 1”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito del Settecento a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.

750,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Very Old Song 2”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito del Settecento a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.