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In questa litografia dell’opera omonima di Salvatore Sardisco, la realtà onirica si libera nella rappresentazione, associando in modo disinvolto pensiero e sogno nella realizzazione del proprio autoritratto.

L’arte di Sardisco è in continua evoluzione: instancabile, fa esplodere una formidabile forza creatrice provando nuovi percorsi, nuovi progetti d’arte, nuove tecniche di esecuzione, senza tuttavia dimenticare di percorrere e sondare le vie intricate dell’anima umana.

Guardare le opere di Sardisco significa addentrarsi in un mondo desideroso di rinascita, di vita pulsante nascosta tra misteriosi, arcani simboli di luce, il tutto imbevuto da schegge biografiche.

L’opera in questione è un autoritratto dell’artista del 1973 che si va inserire in una serie di opere che vedono personificazioni di emozioni, come la speranza ed è caratterizzata da uno sfaldarsi del colore via via che ci si avvicina all’ovale del viso. facendo rimanere vivi soltanto quegli occhi carichi di intensità e abbracciando una sorta di disintegrazione dell’identità.

Questa scelta è stata intrapresa perché Sardisco in quel momento si era avvicinato allo studio della teosofia e all’idea che la sua mente fosse  in connessione con le altre menti e con tutto l’universo; in quest’opera lui stesso diventa simbolo dell’umanità tutta.

Nella storia dell’arte l’autoritratto è una chiara volontà di voler lasciare traccia di sé ai posteri e Sardisco sceglie di farlo semplicemente con lo sguardo.

La litografia, corredata da cornice artigianale,  è un pezzo unico in esclusiva per la galleria (05/100), firmata, timbrata, con dedica sul retro manoscritta dall’autore che rende ancora più preziosa l’opera.