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In quest’opera Daniele Govi ritrae una bagnante sulla sdraio, nuda, seduta di spalle che osserva il mare.

Un momento intimo, introspettivo.

Una scena questa dagli echi degassiani: Edgar Degas, infatti, amava rappresentare donne come se le spiasse “dal buco della serratura”.  I suoi nudi sono stati colti con tagli del tutto particolari mentre si spazzolano i capelli, si distendono in un bacile colmo d’acqua, o si chinano sensualmente per asciugare le estremità del corpo. Come tutti i giovani della sua generazione, desiderosi di intraprendere una carriera artistica, Degas riceve una formazione imperniata sulla rappresentazione di figure nude.

L’”académie”, ovvero lo studio del corpo nudo, considerato come l’esercizio più difficile e al tempo stesso più istruttivo, e a cui si riferiscono gran parte dei disegni, viene impartito nella bottega di Barrias (1822-1907) e in quella di Lamothe (1822-1869), eredi di Ingres, dove Degas muove i suoi primi passi.

Gli artisti dell’epoca, difatti, apprendono l’arte del nudo copiando la scultura antica e i vecchi maestri oppure cimentandosi nella raffigurazione di un modello in posa.

E come il suo illustre predecessore, anche Daniele Govi frequenta l’Accademia di Belle Arti e la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia, avvicinandosi nei medesimi termini a tale rappresentazione e, nel caso del nostro autore, rendendola parte integrante della sua produzione.

1.400,00

La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

Il mare e la spiaggia vengono visti come un presente imponente, ingombranti nell’animo, mossi dai caldi colori della terra che si incontrano con gli azzurri decantati e morbidi dell’acqua salata che si increspano sulla superficie.

“Bagnanti 2004” nasce come bozzetto dell’opera “La spiaggia della memoria” del 2005, realizzata in occasione del cinquecentenario della Battaglia di San Vincenzo e del conseguente riallestimento dell’omonimo trittico nella nuova Sala Consiliare ricavata nell’antica torre di San Vincenzo

1.200,00

La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

In questa opera, olio su tela, l’artista rappresenta una scena tipica del Porto di Piombino, situato al confine tra il Mar Ligure e il Mar Tirreno. È il terzo porto italiano per traffico passeggeri con linee verso l’isola d’Elba, la Sardegna, la Corsica e Pianosa.

Il Porto di Piombino è importante è anche a livello commerciale e industriale, collegato principalmente alla presenza degli stabilimenti siderurgici di Piombino e, infatti, a essere ritratti in primo piano sono la poppa di un mercantile in partenza e il suo fumaiolo centrale attivo.

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La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

Il mare e la spiaggia vengono visti come un presente imponente, ingombranti nell’animo, mossi dei caldi colori della terra che si incontrano con gli azzurri decantati e morbidi dell’acqua salata che si increspano sulla superficie.

Figure umane e soprattutto il mondo felino (una sfera, quella dei gatti, caratterizzante per l’artista, tanto da averla fatta sua con il neologismo “Govatti”) si confrontano con il litorale, ognuno restando dentro la propria dimensione dinanzi all’emozione immutevole tramessa dal moto continuo del mare.

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La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

In questa opera, realizzata in tecnica mista su sabbia, l’artista rappresenta uno scorcio delle sue zone, più precisamente Piombino e la centrale termoelettrica a olio di Tor del Sale, ufficialmente fuori servizio dal 2015 ma sempre presente lungo la costa; la natura e i colori del cielo nuvoloso stridono fortemente con l’architettura industriale visibile in lontananza, segnalando indiscutibilmente una contaminazione della natura.

 

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La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

Il mare e la spiaggia vengono visti come un presente imponente, ingombranti nell’animo, mossi dei caldi colori della terra che si incontrano con gli azzurri decantati e morbidi dell’acqua salata che si increspano sulla superficie.

Un paesaggio, quello rappresentato da Govi, che ricorda l’impressionismo spagnolo del primo Novecento di Joaquin Sorolla y Bastida, in cui la soggettività dell’artista e le sue emozioni non si nascondono più ma prendono forma nei soggetti e nell’ambiente rappresentati.

Figure umane, come questa donna raffigurata di spalle intenta ad ammirare una regata velica, si confrontano con il litorale, ognuno restando dentro la propria dimensione dinanzi all’emozione immutevole tramessa dal moto continuo del mare.

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La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Un paesaggio, quello rappresentato da Govi, che ricorda l’impressionismo spagnolo del primo Novecento di Joaquin Sorolla y Bastida, in cui la soggettività dell’artista e le sue emozioni non si nascondono più ma prendono forma nei soggetti e nell’ambiente rappresentati.

Le sue opere, in questo caso “La donna di sabbia”, sono solite apparire come fotogrammi di un momento e di un luogo precisi, eppure non lo sono affatto perché per Govi la fotografia testimonia una traccia troppo tangibile della realtà e “non ti lascia più sognare”; le sue opere, invece, raccontano una realtà poetica, quasi trasfigurata dal grande potere della pittura.

Chi è la donna che guarda il mare? A cosa sta pensando?

Non è dato saperlo e forse non è nemmeno importante: la tecnica della sabbia su tela rende l’istante rarefatto, come in un ricordo, un pensiero che si perde in un soffio di brezza marina …

 

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La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

Il mare e la spiaggia vengono visti come un presente imponente, ingombranti nell’animo, mossi dei caldi colori della terra che si incontrano con gli azzurri decantati e morbidi dell’acqua salata che si increspano sulla superficie.

Figure umane e soprattutto il mondo felino (una sfera, quella dei gatti, caratterizzante per l’artista, tanto da averla fatta sua con il neologismo “Govatti”) si confrontano con il litorale, ognuno restando dentro la propria dimensione dinanzi all’emozione immutevole tramessa dal moto continuo del mare.

Daniele Govi si è occupato di scenografia, lavorando ad allestimenti teatrali e performance multimediali dirette dalla coreografa Giorgia Macchi; forse proprio per questo ha da sempre amato sperimentare materiali differenti nella sua produzione, come in questo caso la cartapesta usata come tela, conosciuta da vicino nella sua attività di mastro  carnevalaio per il carnevale di San Vincenzo.

1.400,00

La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

Il mare e la spiaggia vengono visti come un presente imponente, ingombranti nell’animo, mossi dai caldi colori della terra che si incontrano con gli azzurri decantati e morbidi dell’acqua salata che si increspano sulla superficie.

Un paesaggio, quello rappresentato da Govi, che ricorda l’impressionismo spagnolo del primo Novecento di Joaquin Sorolla y Bastida, in cui la soggettività dell’artista e le sue emozioni non si nascondono più ma prendono forma nei soggetti e nell’ambiente raffigurati.