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770,00

La tradizione toscana della terracotta ha radici lontane e nelle sue opere Donatella Nannipieri risale all’iconografia e alle forme dei manufatti etruschi e anche ellenistici, come le “Tanagrine”, statuette fittili policrome colte in momenti di intima quotidianità.

C’è la cultura classicheggiante, forse mediata attraverso lo studio delle opere di Marino Marini, Arturo Martini, Emilio Greco, Manzù e Amalia Ciardi Duprè.

Alla statuaria lignea medievale e rinascimentale, sono riconducibili una serie di figure stanti, volutamente immobili ma dagli sguardi intensi, come le Madonne intagliate da maestri non sempre noti e che hanno ornato gli altari delle nostre chiese. Il rosso della terracotta, talvolta patinata, dorata, o smaltata, crea il caldo tono che anima l’affollato Parnaso nella bottega che Donatella ha ereditato dal padre: qui le muse vedono la loro nascita e la loro realizzazione dalle sapienti mani fecondatrici della scultrice.

In questo caso ci troviamo davanti alla visione che Donatella Nannipieri vuole trasmetterci della donna, riproposta nella sua eleganza e dolcezza ma, al contempo, portatrice di quella “scintilla di futuro” che fu oggetto di una sua mostra personale al Comune di Livorno proprio nel mese della Festa della Donna del 2011.

1.040,00

Nella bottega paterna, il noto scultore Dino Nannipieri, Donatella ha appreso l’arte fin da piccola, vedendo il padre lavorare la creta trasformandola in figure, per lo più femminili e di varie dimensioni.

E’ stato del tutto naturale per lei, perciò, iniziare a giocare con quel materiale morbido per formare strani oggetti che con il tempo si sono trasformati in bambine, ragazze e donne mature, riflessive o intente in una attività, sedute o sdraiate.

La tradizione toscana della terracotta ha radici lontane e, nelle sue opere, Donatella risale all’iconografia e alle forme dei manufatti etruschi e anche ellenistici, come le “Tanagrine”, statuette fittili policrome colte in momenti di intima quotidianità.

Nella sua produzione si riscontra la cultura classicheggiante, forse mediata attraverso lo studio dei lavori di Marino Marini, Arturo Martini, Emilio Greco, Manzù e Amalia Ciardi Duprè.

Nel caso del gruppo scultoreo “Accordi di donne”, la scultrice ha voluto rappresentare un trio di donne musiciste, violoncello, contrabbasso e canto, nate dalla passione dell’artista per la musica, per il canto e per il suono magico degli strumenti ad arco, che ha voluto definire con le parole di M. De Cervantes nel suo “El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha” : “Señora, donde hay musica no puede haber cosa mala“.

330,00

Nella bottega paterna, Donatella, fin da piccola, ha visto il padre lavorare la creta trasformandola in figure per lo più femminili e di varie dimensioni; non è difficile risalire ai percorsi stilistici del padre, da Bonanno a Giovanni Pisano, da Desiderio da Settignano ai Della Robbia a Donatello.

E’ stato del tutto naturale, perciò, per lei iniziare a giocare con quel materiale morbido per formare strani oggetti che con il tempo si sono trasformati in bambine, ragazze e donne mature, riflessive o intente ad una attività, sedute o sdraiate.

E la sua produzione ha subito una svolta ulteriore quando il suo immaginario si è mischiato con la terracotta e si è cominciato a narrare una favola: improvvisamente le sue mani hanno iniziato a manipolare figure che si articolavano su supporti particolari, che ricordavano equilibristi, giocolieri e acrobati:  ha dato così origine al ciclo “I circensi”, di cui “L’acrobata” è, senza alcun dubbio, uno dei “quadri di terra” più famosi.

135,00

Le opere di Donatella Nannipieri sono realizzate interamente a mano, singolarmente, con le tecniche più antiche, precedenti l’invenzione del tornio.

Il metodo più diretto consiste nel plasmare la creta con le mani o con stecche di legno, in un gioco continuo di aggiungere, togliere, premere, modificare.

Anche il “lucignolo” (la sovrapposizione di cordoncini di creta impastati insieme uno a uno) permette di realizzare le forme più varie che, talvolta, vengono decorate a impressione con timbri e materiali naturali.

In relazione alle argille e agli smalti usati, le cotture sono di vario tipo: quelle più tradizionali e quelle sperimentali come il raku, utilizzato per questo piatto, che dona particolari e sempre unici effetti materici e coloristici.

Curiosità ulteriore su questo esemplare: sul fondo viene riportato anche un bollo di serie che reca la scritta “ARTE ITALICA. MADE IN ITALY. NOT FOR FOOD USE”.

Il bollo fa riferimento a una produzione in serie di ceramiche commissionata direttamente a Donatella Nannipieri da acquirenti americani, i quali selezionarono per l’esportazione alcuni esemplari e ne lasciarono un piccolo nucleo all’artista; questa ceramica fa parte di tale esclusivo nucleo.

420,00

La tradizione toscana della terracotta ha radici lontane e nelle sue opere Donatella Nannipieri risale all’iconografia e alle forme dei manufatti etruschi e anche ellenistici, come le “Tanagrine”, statuette fittili policrome colte in momenti di intima quotidianità.

C’è la cultura classicheggiante, forse mediata attraverso lo studio delle opere di Marino Marini, Arturo Martini, Emilio Greco, Manzù e Amalia Ciardi Duprè.

Alla statuaria lignea medievale e rinascimentale, sono riconducibili una serie di figure stanti, volutamente immobili ma dagli sguardi intensi, come le Madonne intagliate da maestri non sempre noti e che hanno ornato gli altari delle nostre chiese. Il rosso della terracotta, talvolta patinata, dorata, o smaltata, crea il caldo tono che anima l’affollato Parnaso nella bottega che Donatella ha ereditato dal padre: qui le muse vedono la loro nascita e la loro realizzazione dalle sapienti mani fecondatrici della scultrice.

420,00

La tradizione toscana della terracotta ha radici lontane e nelle sue opere Donatella Nannipieri risale all’iconografia e alle forme dei manufatti etruschi e anche ellenistici, come le “Tanagrine”, statuette fittili policrome colte in momenti di intima quotidianità.

C’è la cultura classicheggiante, forse mediata attraverso lo studio delle opere di Marino Marini, Arturo Martini, Emilio Greco, Manzù e Amalia Ciardi Duprè.

Alla statuaria lignea medievale e rinascimentale, sono riconducibili una serie di figure stanti, volutamente immobili ma dagli sguardi intensi, come le Madonne intagliate da maestri non sempre noti e che hanno ornato gli altari delle nostre chiese. Il rosso della terracotta, talvolta patinata, dorata, o smaltata, crea il caldo tono che anima l’affollato Parnaso nella bottega che Donatella ha ereditato dal padre: qui le muse vedono la loro nascita e la loro realizzazione dalle sapienti mani fecondatrici della scultrice.

75,00

La scultura di Donatella Nannipieri, contrassegnata dal timbro di autenticità dell’artista posto sul retro, rende omaggio alle differenti raffigurazioni inerenti la lettura nell’arte, in particolare a quelle eseguite dall’artista Silvestro Lega, con maggior frequenza, negli anni della scuola di Piagenti­na, tra il 1861 e il 1870.

Ovviamente il tributo della Nannipieri porta le caratteristiche della sua ultima produzione, in cui le sue eroine vengono rappresentate semi-rilassate o inglobate in soluzioni che bloccano le forme, con volti intensi, compresse in sagome plastificate, meditative, sorridenti o inquiete, spesso imprigionate in profili geometrici che strizzano l’occhio alla poetica contemporanea di Amalia Ciardi Duprè.

75,00

La scultura di Donatella Nannipieri, contrassegnata dal timbro di autenticità dell’artista posto sul lato posteriore in basso a destra, rende omaggio alle differenti raffigurazioni inerenti la lettura nell’arte, in particolare a quelle eseguite dall’artista Silvestro Lega, con maggior frequenza, negli anni della scuola di Piagenti­na, tra il 1861 e il 1870.

Ovviamente il tributo della Nannipieri porta le caratteristiche della sua ultima produzione, in cui le sue eroine (in questo caso una figura maschile) vengono rappresentate semi-rilassate o inglobate in soluzioni che bloccano le forme, con volti intensi, compresse in sagome plastificate, meditative, sorridenti o inquiete, spesso imprigionate in profili geometrici che strizzano l’occhio alla poetica contemporanea di Amalia Ciardi Duprè.

330,00

Camminare sulla spiaggia d’inverno per raccogliere le cose portate dal mare: rami spezzati che diventeranno poi anse, manici e prese per piatti e vasi, frammenti di oggetti che colpiscono per la forma che hanno preso, lontana ormai dalla loro funzione originaria.

Da un pancale rotto si può ricavare il trono di un re, anzi, dell’“ultimo re“…

Un altro pezzo di legno è stato scavato e schiantato dal vento, ma invece che apparire più fragile suggerisce una roccia maestosa, il rifugio di Scilla, la bella ninfa di Zancle che ancora non si è tramutata nella creatura mostruosa che terrorizza i marinai.

Sono figure di terracotta, ciotole e vasi che si incontrano con legni screpolati, sbiancati dal sole e dal salmastro, anneriti dal fuoco e riarsi dal vento, l’unione della terra con il mare.

E nell’opera, realizzata con la tecnica del raku, “La storia infinita 2012”, Donatella Nannipieri ripropone una propria versione di quello che è il magnifico libro per ragazzi “La storia infinita” di Michael Ende , rappresentando un Atreiu indomito che cavalca un Falkor di legno portatoci direttamente dal mare…

400,00

La tradizione toscana della terracotta ha radici lontane e nelle sue opere Donatella Nannipieri risale all’iconografia e alle forme dei manufatti etruschi e anche ellenistici, come le “Tanagrine”, statuette fittili policrome colte in momenti di intima quotidianità.

C’è la cultura classicheggiante, forse mediata attraverso lo studio delle opere di Marino Marini, Arturo Martini, Emilio Greco, Manzù e Amalia Ciardi Duprè.

Alla statuaria lignea medievale e rinascimentale, sono riconducibili una serie di figure stanti, volutamente immobili ma dagli sguardi intensi, come le Madonne intagliate da maestri non sempre noti e che hanno ornato gli altari delle nostre chiese. Il rosso della terracotta, talvolta patinata, dorata, o smaltata, crea il caldo tono che anima l’affollato Parnaso nella bottega che Donatella ha ereditato dal padre: qui le muse vedono la loro nascita e la loro realizzazione dalle sapienti mani fecondatrici della scultrice.

300,00

In questa opera Donatella Nannipieri rappresenta una scena adorabile: una madre intenta a giocare con il proprio bambino e bellissimo è il particolare del volto del bambino, ben visibile sul retro, che vuole dare un bacio alla mamma.

La donna rappresentata con suo figlio ripropone da sempre un sentimento di amore profondo, di legame indissolubile e quasi divino; nel corso dei secoli, infatti, la Maternità è stata simbolo di amore e di vita, dalle Madonne con Bambino dell’arte Medievale e Rinascimentale per arrivare ai secoli più recenti con un’immagine più laica, ma non priva di fascino e sentimento.

L’immagine della donna che dona la vita è emblema di valori veri, puri, di sentimenti di protezione ed appartenenza insiti in ogni essere umano, diventando spesso mezzo per sottolineare il legame di amore ed empatia che lega l’umanità tutta.

530,00

La scultura “Medea” del 2009 appartiene a quel ramo della produzione di Donatella Nannipieri in cui l’artista si cimenta nella raffigurazione di alcuni soggetti secondo la propria visione, reinterpretandoli e catturando l’emozione del momento che l’ha colpita osservandoli.

In questa scultura composta da due personaggi, Donatella Nannipieri ha voluto rappresentare la tragedia di Medea raccontata da Euripide, prendendo spunto da uno spettacolo teatrale svoltosi a Livorno, il cui libretto di sala raffigurava la scena di Giasone e Medea, avvolti dal dolore, sopraffatti da tutto quello che era loro capitato.

La scultrice riproduce la scena con vivido realismo espressivo, che va, però, a perdersi nell’assenza degli arti, come il rarefarsi dell’immagine di un ricordo, i cui contorni ed estremi risultano, col passare del tempo, meno nitidi.

E non è un caso che Donatella abbia scelto di rappresentare proprio Medea, portando avanti così il concetto contemporaneo delle sue “muse”.

Euripide, infatti, riesce nella difficile impresa di motivare psicologicamente una donna che è l’antitesi della ragione, affermandone la dignità, concetto che stava prendendo forma nell’Atene dell’epoca.

Medea dunque è ‘contemporanea’ perché unisce il tempo antico al nostro presente fino a interrogare la stessa attualità, l’oggi più urgente.