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1.100,00

Roberto Brunetti è un artista di grande talento e sensibilità, che indaga l’animo umano scegliendo la strada di una ricerca materica, spesso extrapittorica, che arriva ad attivare un contrasto fenomenico traducibile in una riflessione.

“Allo specchio 1” è parte di un dittico (entrambe le componenti sono vendute in galleria)  realizzato nel periodo della prima produzione, in cui l’autore si firmava con lo pseudonimo “Robert Brown” e dove viene rappresentata una donna dai lunghi capelli scuri e dai tratti somatici sudafricani, con occhi allungati e labbra carnose (l’etnia viene ulteriormente sottolineata dal motivo tribale in cui  si trasformano i capelli sulla spalla sinistra), la cui immagine pare riflettersi in un ipotetico specchio (l’altra componente del dittico “Allo specchio 2”).

Ciò che colpisce di quest’opera è la tecnica utilizzata da Brunetti: l’intarsio ligneo, lavorazione che si realizza accostando minuti pezzi di legno di colori diversi, già diffusa nel Trecento e che, tra il 1440 e il 1550, raggiunse il massimo della fioritura sviluppando quello che verrà definito da André  Chastel “il cubismo del Rinascimento”.

La scelta di questo modus evidenzia una grande conoscenza da parte dell’artista delle tecniche antiche e della storia dell’arte.

 

1.100,00

Roberto Brunetti è un artista di grande talento e sensibilità, che indaga l’animo umano scegliendo la strada di una ricerca materica, spesso extrapittorica, che arriva ad attivare un contrasto fenomenico traducibile in una riflessione.

“Allo specchio 2” è parte di un dittico (entrambe le componenti sono vendute in galleria)  realizzato nel periodo della prima produzione, in cui l’autore si firmava con lo pseudonimo “Robert Brown” e dove viene rappresentata una donna dai lunghi capelli scuri e dai tratti somatici sudafricani, con occhi allungati e labbra carnose (l’etnia viene ulteriormente sottolineata dal motivo tribale in cui  si trasformano i capelli sulla spalla destra), la cui immagine pare riflettersi in un ipotetico specchio (l’altra componente del dittico “Allo specchio 1”).

Ciò che colpisce di quest’opera è la tecnica utilizzata da Brunetti: l’intarsio ligneo, lavorazione che si realizza accostando minuti pezzi di legno di colori diversi, già diffusa nel Trecento e che, tra il 1440 e il 1550, raggiunse il massimo della fioritura sviluppando quello che verrà definito da André  Chastel “il cubismo del Rinascimento”.

La scelta di questo modus evidenzia una grande conoscenza da parte dell’artista delle tecniche antiche e della storia dell’arte.

 

380,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità.

500,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Old Song”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito d’epoca a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.

750,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Very Old Song 1”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito del Settecento a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.

750,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Very Old Song 2”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito del Settecento a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.

500,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità.

1.400,00

In quest’opera Daniele Govi ritrae una bagnante sulla sdraio, nuda, seduta di spalle che osserva il mare.

Un momento intimo, introspettivo.

Una scena questa dagli echi degassiani: Edgar Degas, infatti, amava rappresentare donne come se le spiasse “dal buco della serratura”.  I suoi nudi sono stati colti con tagli del tutto particolari mentre si spazzolano i capelli, si distendono in un bacile colmo d’acqua, o si chinano sensualmente per asciugare le estremità del corpo. Come tutti i giovani della sua generazione, desiderosi di intraprendere una carriera artistica, Degas riceve una formazione imperniata sulla rappresentazione di figure nude.

L’”académie”, ovvero lo studio del corpo nudo, considerato come l’esercizio più difficile e al tempo stesso più istruttivo, e a cui si riferiscono gran parte dei disegni, viene impartito nella bottega di Barrias (1822-1907) e in quella di Lamothe (1822-1869), eredi di Ingres, dove Degas muove i suoi primi passi.

Gli artisti dell’epoca, difatti, apprendono l’arte del nudo copiando la scultura antica e i vecchi maestri oppure cimentandosi nella raffigurazione di un modello in posa.

E come il suo illustre predecessore, anche Daniele Govi frequenta l’Accademia di Belle Arti e la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia, avvicinandosi nei medesimi termini a tale rappresentazione e, nel caso del nostro autore, rendendola parte integrante della sua produzione.

1.400,00

La percezione sensibile dell’immaginario di Daniele Govi si coglie soprattutto nelle sue “marine”: egli attinge al mondo dei ricordi personali, alle suggestioni rilasciate dalla vista del mare, alle emozioni che sfiorano chiunque vi si connetta.

Il raggio meraviglioso dell’istante, l’attimo fuggitivo.

Il mare e la spiaggia vengono visti come un presente imponente, ingombranti nell’animo, mossi dai caldi colori della terra che si incontrano con gli azzurri decantati e morbidi dell’acqua salata che si increspano sulla superficie.

“Bagnanti 2004” nasce come bozzetto dell’opera “La spiaggia della memoria” del 2005, realizzata in occasione del cinquecentenario della Battaglia di San Vincenzo e del conseguente riallestimento dell’omonimo trittico nella nuova Sala Consiliare ricavata nell’antica torre di San Vincenzo

550,00

La produzione artistica di Laura Venturi viene caratterizzata da una gamma cromatica che si accende di forti bagliori, campiture che si animano di articolazioni interne, colori che danno luogo a frastagliate mescolanze su superfici animate di segni, al limite della gestualità.

Compaiono, nelle sue opere, stampigliate lettere dell’alfabeto, s’inseriscono nello spazio del quadro concreti frammenti di oggetti e affiora, così, la cultura artistica della pittrice: dal cubismo alla pop, dal futurismo all’arte povera, da Kandinskij al grafitismo, a Basquiat.

“Black map” è frutto di ricerche grafiche tridimensionali dell’artista e fa parte di una serie di “mappe mentali”: infatti, come viene utilizzato Google Earth per visualizzare da satellite le zone sulla Terra che ci interessano, così queste rappresentazioni artistiche mostrano i nostri pensieri, facendoci viaggiare tra le vie e i quartieri della nostra psiche.

Esattamente come riusciamo a distinguere le case, le strade, i ponti delle nostre città grazie al software, in “Black map” visualizziamo le case, le strade e i ponti dei nostri pensieri venendosi a concretizzare, così, una terza dimensione, una mappa virtuale, un cardiogramma a  rilievo, delle intime emozioni.

700,00

“Four pianos to love” è un’opera a cui Zeno Travegan è particolarmente legato.

Oltre che un inno all’amore, per l’artista realizzare questo lavoro è stato come ripercorrere la sua carriera di giornalista di musica e di jazz in particolare.

Il soggetto, quattro pianoforti tutti differenti tra loro, si riferisce a una serata del Festival Jazz di Berchidda in Sardegna, diretto artisticamente da Paolo Fresu, in cui tre pianisti, tra cui Antonello Salis, commentavano musicalmente, con improvvisazione live, alcuni cartoni animati degli anni ’20 e ’30.

La serata si intitolava “Three pianos for cartoons”.

L’evento fu molto emozionante, la musica e l’immagine si mescolarono in un’ unica realtà artistica e ciò rimase impresso nel cuore di Zeno, allora Enzo Gravante, tanto da essere stato determinante nella scelta della sua carriera d’artista.

400,00

Per Zeno Travegan, astratto vuol dire qualcosa, ovvero l’esatto contrario di ciò che comunemente ed erroneamente si intende.

Una forma, sia essa concava o appuntita è come un monolite, qualcosa di eterno che è e sarà per sempre. Poi vengono i colori che riflettono lo stato d’animo, le pulsioni, la luce da dare e da ricevere, in un continuo e fondamentale scambio che è chimica.

Zeno non si chiede mai cosa voglia dire un suo lavoro, semmai cosa possa dare agli occhi e al cuore di chi lo guarda.

La musica, tuttavia, gioca un ruolo sempre importante perché definisce le linee e accompagna la visione totale del quadro.

Come un sottofondo, un motivo.

Qualcosa che aiuti a sognare nel segno della curiosità.

“Gipsy song 2010”, come tutte le opere di Zeno Travegan viene caratterizzata da un supporto prestigioso: la realizzazione su uno spartito d’epoca si articola su un rinomato telaio Cantagalli di Roma.