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Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figurine bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini, e orpelli ornamentali.

Protagonista risulta l’allestimento scenico, inquadrato in danzanti prospettive di città e palazzi ma anche palcoscenici su cui si aprono siparietti allegri.

Un mondo di personaggi animati: ballerine formose con gentiluomini vestiti di abiti sontuosi o circensi, richiusi in idilli amorosi ricchi di cromatismi decorativi.

L’inserzione di frasi didascaliche, assegna nuovo potere comunicativo alla parola inserendo il messaggio chiave dell’opera rappresentata, come in questo caso: “Fugge il tuo viso dentro il sereno ma io ti sogno”, frase ripresa dal testo della canzone “Sogno” di Patty Pravo.

Un tripudio gioioso di multiformi e polimateriche presenze si stagliano dinanzi allo spettatore per librare in volo lo spirito fantastico che vive, a volte sopito, dentro ognuno di noi.