Visualizzazione di 6 risultati

480,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figurine bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini, e orpelli ornamentali.

Il pittore lascia evaporare, in modo quasi felliniano, l’inconscio dalla sua mente incontrando la sua dimensione bambina, fanciullesca, che insegue il magico mondo della fiaba, del racconto incantato, dei personaggi virtuosi, rappresentando metaforicamente in modo satirico la commedia umana.

Un mondo di personaggi animati: qui rappresentato un cavaliere in sella al suo fido destriero, che ricorda quasi una pedina degli scacchi, intento a combattere con la lancia in un torneo (giostra medievale) in cui pare già aver trafitto l’emblema dell’amore, un cuore rosso in rilievo.

480,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figurine bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini, e orpelli ornamentali.

Il pittore lascia evaporare, in modo quasi felliniano, l’inconscio dalla sua mente incontrando la sua dimensione bambina, fanciullesca, che insegue il magico mondo della fiaba, del racconto incantato, dei personaggi virtuosi, rappresentando metaforicamente in modo satirico la commedia umana.

Un mondo di personaggi animati: qui rappresentato un cavaliere in groppa al suo fido destriero, la cui morfologia quasi ricorda una pedina del gioco di scacchi, armato di uno scudo dorato e pronto a combattere per la propria dama…

970,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figurine bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini, e orpelli ornamentali.

Protagonista risulta l’allestimento scenico, inquadrato in danzanti prospettive di città e palazzi ma anche palcoscenici su cui si aprono siparietti allegri.

Un mondo di personaggi animati: ballerine formose con gentiluomini vestiti di abiti sontuosi o circensi, richiusi in idilli amorosi ricchi di cromatismi decorativi.

L’inserzione di frasi didascaliche, assegna nuovo potere comunicativo alla parola inserendo il messaggio chiave dell’opera rappresentata, come in questo caso: “Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte” dall’Atto I scena 1 dell’opera teatrale “Il Mercante di Venezia” di William Shakespeare a cui la produzione artistica è dedicata.

Un tripudio gioioso di multiformi e polimateriche presenze si stagliano dinanzi allo spettatore per librare in volo lo spirito fantastico che vive, a volte sopito, dentro ognuno di noi.

750,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figure bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini.

Il pittore lascia evaporare, in modo quasi felliniano, l’inconscio dalla sua mente incontrando la sua dimensione bambina, fanciullesca, che insegue il magico mondo della fiaba, del racconto incantato, dei personaggi virtuosi, rappresentando metaforicamente in modo satirico la commedia umana.

Un mondo di personaggi animati: qui rappresentato un Re in sella al suo fido destriero, con la gorgiera realizzata in fine foglia oro, impettito quasi come una pedina degli scacchi e intento a recarsi dalla sua Regina armato solo di una splendida rosa rossa.

La tecnica qui adoperata da Stefano Mancini è la gouache o “guazzetto”: la varietà di pittura a gouache è strettamente imparentata con quella a tempera, e il discorso si ripete anche per i colori. Non è quindi un caso se i colori gouache sono generalmente raggruppati proprio insieme ai colori a tempera.

In sintesi, i colori a gouache sono delle tempere rese più pesanti con l’aggiunta non di un legante, quanto invece di un pigmento bianco, tipicamente del gesso o della biacca, ovvero del carbonato basico di piombo, e di un composto a base di gomma.

Si parlava, nella maggior parte dei casi, di gomma di origine arabica, oppure talvolta di gomma di origine animale.

La domanda sorge spontanea, perché “inventarsi” questo tipo di colore? I colori a gouache, così preparati dagli artisti a partire da delle tempere, permettevano di avere delle tinte più consistenti, nonché di rendere agevolmente più chiari dei colori scuri.

Il risultato di questo amalgama lo capiamo meglio guardando una tavola gouache e quindi un dipinto effettuato con questi colori: da lontano, e di sfuggita, questi lavori potrebbero persino essere presi per dei dipinti realizzati con dei colori a olio. Questo perché i colori a gouache assicurano una importante luminosità, proprio per l’aggiunta del bianco, e sono caratterizzati da una tonalità perlacea che non può non intrigare.

L’utilizzo di questi colori necessita una grande attenzione e una mano esperta, dovendo affrontare non pochi ostacoli di natura tecnica.

L’opera reca nell’angolo in basso a sinistra la firma d’artista e il tipico logo di riconoscimento che ne costituisce l’autentica.

970,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figurine bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini, e orpelli ornamentali.

Protagonista risulta l’allestimento scenico, inquadrato in danzanti prospettive di città e palazzi ma anche palcoscenici su cui si aprono siparietti allegri.

Un mondo di personaggi animati: ballerine formose con gentiluomini vestiti di abiti sontuosi o circensi, richiusi in idilli amorosi ricchi di cromatismi decorativi.

L’inserzione di frasi didascaliche, assegna nuovo potere comunicativo alla parola inserendo il messaggio chiave dell’opera rappresentata, come in questo caso: “Fugge il tuo viso dentro il sereno ma io ti sogno”, frase ripresa dal testo della canzone “Sogno” di Patty Pravo.

Un tripudio gioioso di multiformi e polimateriche presenze si stagliano dinanzi allo spettatore per librare in volo lo spirito fantastico che vive, a volte sopito, dentro ognuno di noi.

750,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figure bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini.

Il pittore lascia evaporare, in modo quasi felliniano, l’inconscio dalla sua mente incontrando la sua dimensione bambina, fanciullesca, che insegue il magico mondo della fiaba, del racconto incantato, dei personaggi virtuosi, rappresentando metaforicamente in modo satirico la commedia umana.

Un mondo di personaggi animati: qui rappresentato un cavaliere in sella al suo fido destriero, con la gorgiera realizzata, impettito quasi come una pedina degli scacchi e intento a recarsi dalla sua amata armato solo di un fiore per lei.

La tecnica qui adoperata da Stefano Mancini è la gouache o “guazzetto”: la varietà di pittura a gouache è strettamente imparentata con quella a tempera, e il discorso si ripete anche per i colori. Non è quindi un caso se i colori gouache sono generalmente raggruppati proprio insieme ai colori a tempera.

In sintesi, i colori a gouache sono delle tempere rese più pesanti con l’aggiunta non di un legante, quanto invece di un pigmento bianco, tipicamente del gesso o della biacca, ovvero del carbonato basico di piombo, e di un composto a base di gomma.

Si parlava, nella maggior parte dei casi, di gomma di origine arabica, oppure talvolta di gomma di origine animale.

La domanda sorge spontanea, perché “inventarsi” questo tipo di colore? I colori a gouache, così preparati dagli artisti a partire da delle tempere, permettevano di avere delle tinte più consistenti, nonché di rendere agevolmente più chiari dei colori scuri.

Il risultato di questo amalgama lo capiamo meglio guardando una tavola gouache e quindi un dipinto effettuato con questi colori: da lontano, e di sfuggita, questi lavori potrebbero persino essere presi per dei dipinti realizzati con dei colori a olio. Questo perché i colori a gouache assicurano una importante luminosità, proprio per l’aggiunta del bianco, e sono caratterizzati da una tonalità perlacea che non può non intrigare.

L’utilizzo di questi colori necessita una grande attenzione e una mano esperta, dovendo affrontare non pochi ostacoli di natura tecnica.

L’opera reca nell’angolo in basso a sinistra la firma d’artista e il tipico logo di riconoscimento che ne costituisce l’autentica.