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480,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figurine bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini, e orpelli ornamentali.

Il pittore lascia evaporare, in modo quasi felliniano, l’inconscio dalla sua mente incontrando la sua dimensione bambina, fanciullesca, che insegue il magico mondo della fiaba, del racconto incantato, dei personaggi virtuosi, rappresentando metaforicamente in modo satirico la commedia umana.

Un mondo di personaggi animati: qui rappresentato un cavaliere in sella al suo fido destriero, che ricorda quasi una pedina degli scacchi, intento a combattere con la lancia in un torneo (giostra medievale) in cui pare già aver trafitto l’emblema dell’amore, un cuore rosso in rilievo.

380,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità.

500,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Old Song”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito d’epoca a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.

750,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Very Old Song 1”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito del Settecento a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.

750,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità: nel caso di “Anciue Very Old Song 2”, opera originale dotata di cornice artigianale, le sue sardine, colorate e rilucenti, nuotano su uno spartito del Settecento a sottolineare che anche quei movimenti, rapidi e luccicanti, hanno in ritmo, un mood.

500,00

Zeno Travegan ha iniziato a dipingere pesci partendo dalla metafora del silenzio, elemento per lui fondamentale nella ricerca di un percorso da sviluppare ma anche desiderio da contrapporre ai fiumi di parole spesso inutili di questi tempi.

Poi le acciughe hanno preso il sopravvento ispirandogli un piacevole coinvolgimento grazie al loro dinamismo, al loro carattere “sfuggente” e soprattutto alla caleidoscopica rivelazione di mille colori e sfumature, dei riflessi veloci tra acqua e luce.

Nel ciclo “Anciue”, l’artista evidenzia ulteriormente la sua produzione caratterizzata da un vero e proprio ponte tra classicità e contemporaneità.

1.400,00

In quest’opera Daniele Govi ritrae una bagnante sulla sdraio, nuda, seduta di spalle che osserva il mare.

Un momento intimo, introspettivo.

Una scena questa dagli echi degassiani: Edgar Degas, infatti, amava rappresentare donne come se le spiasse “dal buco della serratura”.  I suoi nudi sono stati colti con tagli del tutto particolari mentre si spazzolano i capelli, si distendono in un bacile colmo d’acqua, o si chinano sensualmente per asciugare le estremità del corpo. Come tutti i giovani della sua generazione, desiderosi di intraprendere una carriera artistica, Degas riceve una formazione imperniata sulla rappresentazione di figure nude.

L’”académie”, ovvero lo studio del corpo nudo, considerato come l’esercizio più difficile e al tempo stesso più istruttivo, e a cui si riferiscono gran parte dei disegni, viene impartito nella bottega di Barrias (1822-1907) e in quella di Lamothe (1822-1869), eredi di Ingres, dove Degas muove i suoi primi passi.

Gli artisti dell’epoca, difatti, apprendono l’arte del nudo copiando la scultura antica e i vecchi maestri oppure cimentandosi nella raffigurazione di un modello in posa.

E come il suo illustre predecessore, anche Daniele Govi frequenta l’Accademia di Belle Arti e la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia, avvicinandosi nei medesimi termini a tale rappresentazione e, nel caso del nostro autore, rendendola parte integrante della sua produzione.

94,00

Valentina Sacchelli riesce a dare sfogo alla propria creatività con naturalezza, e in maniera molto originale concepisce uno dei suoi primi progetti, dal titolo “Sulle orme di Galileo Chini”.

Si tratta di una raccolta di dipinti che ha per soggetto le facciate degli edifici in stile liberty che animano la celebre passeggiata di Viareggio ed alcune delle ville che sorgono davanti alle mura di Lucca.

La ricerca che l’artista conduce mira a valorizzare questi antichi edifici , ormai trascurati e dati tristemente per scontati dalla popolazione locale, puntando a conferire loro, attraverso i propri quadri, una rinnovata bellezza e un’aura di serena collocazione in uno spazio atemporale, quasi fantastico.

L’originalità del progetto risiede nell’elaborazione figurativa con cui Valentina Sacchelli da forma alle proprie opere; l’artista infatti rilegge in chiave personale lo stile degli edifici viareggini e lucchesi, tenendo in considerazione le suggestioni artistiche cui si è soffermata negli anni e che in questo progetto in particolare conducono alla figura del celebre artista toscano Galileo Chini, esponente di spicco del liberty italiano e riconosciuto a livello internazionale.

Chini fu effettivamente coinvolto nella realizzazione di alcune facciate della passeggiata viareggina ed in questo progetto diventa una presenza tangibile e costante.

Ogni facciata è infatti trasposta in pittura e completata, nelle parti realmente danneggiate o mancanti delle vetrate, con delle citazioni figurative tratte proprio dalla sua celebre opera “La Primavera”, del 1914, raffigurante figure femminili avvolte da un immenso giardino ricco di fiori e vegetazione. Le cascate di colori organizzate in figure geometriche e floreali con cui Valentina Sacchelli riproduce le vetrate, regalano all’osservatore una sensazione di armonia e di tempo sospeso, proprio come nell’opera di Chini.

550,00

La produzione artistica di Laura Venturi viene caratterizzata da una gamma cromatica che si accende di forti bagliori, campiture che si animano di articolazioni interne, colori che danno luogo a frastagliate mescolanze su superfici animate di segni, al limite della gestualità.

Compaiono, nelle sue opere, stampigliate lettere dell’alfabeto, s’inseriscono nello spazio del quadro concreti frammenti di oggetti e affiora, così, la cultura artistica della pittrice: dal cubismo alla pop, dal futurismo all’arte povera, da Kandinskij al grafitismo, a Basquiat.

“Black map” è frutto di ricerche grafiche tridimensionali dell’artista e fa parte di una serie di “mappe mentali”: infatti, come viene utilizzato Google Earth per visualizzare da satellite le zone sulla Terra che ci interessano, così queste rappresentazioni artistiche mostrano i nostri pensieri, facendoci viaggiare tra le vie e i quartieri della nostra psiche.

Esattamente come riusciamo a distinguere le case, le strade, i ponti delle nostre città grazie al software, in “Black map” visualizziamo le case, le strade e i ponti dei nostri pensieri venendosi a concretizzare, così, una terza dimensione, una mappa virtuale, un cardiogramma a  rilievo, delle intime emozioni.

480,00

Quella di Stefano Mancini è una rappresentazione onirica di scenografie mobili, figurine bidimensionali che si avvicendano in un fantasmagorico articolarsi di luci, colori, immagini, e orpelli ornamentali.

Il pittore lascia evaporare, in modo quasi felliniano, l’inconscio dalla sua mente incontrando la sua dimensione bambina, fanciullesca, che insegue il magico mondo della fiaba, del racconto incantato, dei personaggi virtuosi, rappresentando metaforicamente in modo satirico la commedia umana.

Un mondo di personaggi animati: qui rappresentato un cavaliere in groppa al suo fido destriero, la cui morfologia quasi ricorda una pedina del gioco di scacchi, armato di uno scudo dorato e pronto a combattere per la propria dama…

150,00

La bellezza delle cose semplici può dirsi concetto base nelle opere di Valentina Sacchelli, che nella loro sobrietà figurativa ci immergono in un immaginario profondamente interiorizzato dall’artista, cui da libero sfogo nel processo creativo.

Un immaginario che non comprende solo gli stimoli ricevuti in ambiente accademico ma anche le suggestioni dei luoghi d’origine, la Versilia appunto e, in anni più recenti, la campagna lucchese nei dintorni di Pescaglia: piccolo paese nel quale l’artista vive e nelle cui campagne ama passeggiare con un taccuino in tasca per poter fissare ogni spunto utile ad arricchire la propria produzione pittorica.

Il risultato del girovagare e del vivere quotidianamente la natura che circonda il paesino della lucchesia, arricchisce l’arte di Valentina Sacchelli , che si articola anche in un secondo filone oltre a quello che segue le orme di Galileo Chini e si sviluppa con l’elaborazione figurativa della tanto amata campagna di San Martino in Freddana, autentico fortino di pace e tranquillità per l’artista.

I dipinti richiamano uno stile naif, affine all’arte del post-impressionista francese Henri Rousseau; questo per le campiture cromatiche, la resa prospettica ed i soggetti scelti.

Valentina Sacchelli sceglie di dipingere scene di asinelli che si nascondono dietro a ai cipressi, uccellini che fanno capolino in un campo di cipolle e le più caratteristiche architetture del luogo, di nuovo rese con la tecnica ad acrilico e sempre contrassegnate da un’essenzialità necessaria ma non scontata, finalizzata a portare l’attenzione sulla bellezza della semplicità di pomeriggi passati in giro per la campagna.

Tutto ciò trasmette appieno il forte attaccamento dell’artista ai luoghi ritratti, cosa che emerge chiaramente come uno dei messaggi principali delle sue opere.

586,00
Il mondo di COL3A1 è incentrato sulla figura femminile, che tratta con visionaria creatività; le sue donne sono emblema di un’epoca, un inno alla bellezza e alla parità dei diritti condotto senza perdere la peculiare forza seduttiva e attrattiva.

La determinazione della sua Easy Queer non si ferma di fronte a niente.

Diritti negati, offese gratuite, mancato riconoscimento della propria esistenza hanno scavato rughe profonde in fondo alla sua anima.

Nonostante questo, la testa rimane dritta verso il riconoscimento di una realtà che necessita di essere tutelata.

Lo sguardo è determinato, pensando alle conquiste, ma d’altronde infelice perché innumerevoli sono le occasioni in cui viene definita ancora “diversa”.

Quest’opera nasce in occasione della Giornata Internazionale della Donna grazie alla partecipazione all’evento organizzato da “Non una di meno Lucca” ove si è parlato dell’autodeterminazione e il diritto alla salute sessuale e riproduttiva delle donne e di saperi transafemministi.