Roberto Brunetti nasce a Piombino (Livorno) e, sin dalla giovane età, manifesta un certo interessa per le arti figurative, tanto da spingersi a frequentare, nella sua città natia, il noto Circolo Culturale “Matisse”.

Approfondisce i suoi studi all’Istituto d’Arte di Volterra, presso il quale sperimenta l’utilizzo di diversi materiali, tra cui alabastro e metallo, per poi concentrare la sua espressione artistica nel legno, materiale che gli consente di esprimersi al meglio.

Frequenta, poi, l’Accademia di Belle Arti di Firenze, con indirizzo di specializzazione “Scenografia”. Conseguito il diploma, Roberto ha lavorato per il cinema e il teatro. Attualmente è docente presso il Liceo Artistico di Cascina (Pisa) e cura allestimenti per mostre d’arte, continuando sempre a produrre opere prevalentemente in legno.

Si annoverano tre le mostre personali e partecipazioni: Galleria Intrecci d’Arte, Pietrasanta (2014/16); Galleria Farini, Bologna (2016/18); Arthill Gallery, Londra (2018); Villa Ariston Abbazia, Croazia (2018); Galleria Espace, Thorigny (2018); Le Marais, Parigi (2019); Studio “D”, Milano (2019); Galleria Centro Storico, Firenze (2019).

I  temi delle sue creazioni, ingegnose e concettuali, sono la denuncia sociale, gli stereotipi di pensiero, l’ironia della retorica, espressi attraverso soggetti spesso irriverenti, provocatori, trattati con una grande maestria artistica, come emerge dalla scelta delle tecniche e dei materiali utilizzati.

Il traforo e l’intaglio, la gomma siliconica, e la resina, il gesso e il feltro … ma, soprattutto, l’artista fa grande uso dell’intarsio ligneo, lavorazione già diffusa nel Trecento e che, tra il 1440 e il 1550, raggiunse il massimo della fioritura sviluppando quello che verrà definito da André Chastel “il cubismo del Rinascimento”.

Brunetti indaga l’animo umano usando come medium l’arte, seguendo i dettami di una contestazione intrisa d’ironia e sarcasmo in ambito retorico e speculativo e scegliendo la strada di una ricerca materica, spesso extrapittorica, che arriva ad attivare un contrasto fenomenico traducibile in una riflessione contro la stereotipia del pensiero evolutivo comune.