Salvatore Sardisco è un artista originario di Monreale che da molti anni vive e lavora in Toscana, a Monsummano Terme.

Dai 5 ai 10 anni la sua vita è stata segnata profondamente dall’esperienza in collegio, da lui interpretata come una sorta di reclusione ed è proprio in quella circostanza che Salvatore ha sentito il bisogno di iniziare a disegnare e a dipingere, scoprendo nell’arte uno strumento di salvezza, una via di fuga da quell’imprigionamento fisico e mentale.

Nella sua successiva formazione e ricerca di perfezionamento artistico, Sardisco si è accostato al maestro Pietro Annigoni, pittore noto anche per aver firmato nel 1947, insieme a  Gregorio Sciltian e i fratelli Xavier e Antonio Bueno, il manifesto dei “pittori moderni della realtà”, il quale si disse molto colpito dalle opere dell’artista, nonostante ancora agli albori della sua produzione. Nel 2018, Salvatore Sardisco è stato insignito della qualifica di Onorevole Senatore Accademico, nel corso della 33° Edizione del Premio Lorenzo il Magnifico, ricevendo anche il prestigioso Collare Laurenziano. Nello stesso anno viene inserito nell’Archivio Storico delle Belle Arti del Centro Accademico Maison d’Art di Padova e premiato presso Palazzo Moroni.

Partecipa a numerose mostre collettive sul territorio ed espone, nel 2019, con una personale a Palazzo Zocchi a Padova, una seconda personale alla Galleria della Maison d’Art di Padova e un’antologica presso lo White Palace di Monsummano Terme. Nel 2020 la sua produzione è ancora oggetto di una personale presso l’Oratorio San Carlo di Monsummano Terme col patrocinio del Comune.

Salvatore Sardisco risulta da sempre interessato ai turbinii del mistero, agli spiraliformi caratteri dello spirito, alle energie che si liberano intorno a tutte le creature.

L’arte di Sardisco è in continua evoluzione: instancabile, fa esplodere una formidabile forza creatrice provando nuovi percorsi, nuovi progetti d’arte, nuove tecniche di esecuzione, senza tuttavia dimenticare di percorrere e sondare le vie intricate dell’anima umana.

Guardare le opere di Salvatore significa addentrarsi in un mondo desideroso di rinascita, di vita pulsante nascosta tra misteriosi, arcani simboli di luce, il tutto imbevuto da schegge biografiche. La realtà onirica si libera nell’opera, che spesso arriva ad assumere i tratti della pittura metafisica dechirichiana, associando in modo disinvolto pensiero e sogno.

Protagonista resta, comunque e sempre, la figura umana che diviene proiezione di se stesso, e, anche, riflesso della sofferenza/risveglio della condizione universale che lega indelebilmente l’intero genere umano.