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La tradizione toscana della terracotta ha radici lontane e nelle sue opere Donatella Nannipieri risale all’iconografia e alle forme dei manufatti etruschi e anche ellenistici, come le “Tanagrine”, statuette fittili policrome colte in momenti di intima quotidianità.

C’è la cultura classicheggiante, forse mediata attraverso lo studio delle opere di Marino Marini, Arturo Martini, Emilio Greco, Manzù e Amalia Ciardi Duprè.

Alla statuaria lignea medievale e rinascimentale, sono riconducibili una serie di figure stanti, volutamente immobili ma dagli sguardi intensi, come le Madonne intagliate da maestri non sempre noti e che hanno ornato gli altari delle nostre chiese. Il rosso della terracotta, talvolta patinata, dorata, o smaltata, crea il caldo tono che anima l’affollato Parnaso nella bottega che Donatella ha ereditato dal padre: qui le muse vedono la loro nascita e la loro realizzazione dalle sapienti mani fecondatrici della scultrice.

In questo caso ci troviamo davanti alla visione che Donatella Nannipieri vuole trasmetterci della donna, riproposta nella sua eleganza e dolcezza ma, al contempo, portatrice di quella “scintilla di futuro” che fu oggetto di una sua mostra personale al Comune di Livorno proprio nel mese della Festa della Donna del 2011.