L’artista tedesco Thomas Orthmann ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Berlino e grazie a una borsa di studio anche The Slade School of Fine Art University College London.

Dopo anni dedicati all’insegnamento si trasferisce a Pesaro e qui abiterà fino alla sua morte (2018).

L’universo visionario di Orthmann si popola di personaggi e di elementi recuperati dai grandi maestri delle avanguardie artistiche e dai grandi maestri del passato.

La sua filosofia dialoga con la metafisica, il futurismo, il surrealismo, il simbolismo, il cubismo e il suprematismo.

Nella costruzione dell’immagine l’emulazione e la depredazione palese di citazioni diviene gioco metodico di riallestimento dell’oggetto in campo pittorico diverso e con differente valenza simbolica.

La metodica di appropriazione veniva spiegata così dallo stesso artista: «Spesso scelgo la mia forma tra le figure di altri pittori. Alcuni passeggiano nella natura, tanti la raffigurano. La mia passeggiata è nella storia dell’arte, nei libri e nelle riviste

Atmosfere magiche e incantate, uno spazio sospeso con forme spesso gravitanti in aria, occupano le sue composizioni aprendo la porta a minuscole installazioni museali nei quali egli riesce a far convivere forme estrapolate dai grandi maestri assieme a oggetti indagati dal vero.